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LE VERSIONI DI LATINO (in ordine alfabetico) CL.1

Amore dei romani antichi per l'agricoltura

 

Agros colere apud veteres Italiae incolas honestissimum fuit.Saepe imperatores clarissimi,postquam hostes fugaverant,in agris,arantes et serentes,vitam degebant.Romani bellaturi,non semel ducem ab aratro ad imperium vocaverunt,velut Curium et Cincinnatum.Quam multa et quanta agricolae officia sunt!Audiamus Catonem dicentem:<<Si praedium paraturus es,in primis locum optime collocatum eligas!Cum araturus eris,mane surge sine ulla mora;tauros equosque pascentes cura,ut,aratrum trahentes,satis validi sint.Tum bene agros arabis,semina sparges,terram irrigabis:ita abundantem messem ab agris percepturus eris>>.

 

Presso gli antichi abitanti di italia fu assai onesto coltivare i campi. Spesso gli illustri imperatori, dopo che misero in fuga i nemici, passavano la vita nei campi arando e seminando. I romani stando per combattere, chiamarono come comandante dall'aratro al comando, come Curione e Cincinnato. Quali e quanti sono i doveri del contadino! Sappiamo che Catone diceva: <<se stai per preparare un campo, in primo luogo scegli un ottima collocazione! Avendo intenzione di ararlo, alzati di mattina senza alcuna esitazione, pascola con cura i tori e i cavalli, affinchè, trascinando l'aratro, siano abbastanza validi. Allora arerai bene i campi, spargerai i semi, irrigherai la terra: così sarai destinato a cogliere dai campi un abbondante raccolto>>.

Emozioni troppo violente

 

Philosophi volunt (sostengono) homines interdum nimio et inopinato gaudio ad mortem trahi posse. Narrant enim Phidippìdem, comoediarum poetam haud ignobilem, cum prae-ter spem in certamine poetarum vicisset et laetissime gauderet, inter illud gaudium repente mortuum esse. Similis historia etiam de Diagora Rhodio narratur. Nam traditum est hunc tres filios adulescentes habuisse, unum pugilem, alterum pancratiastem, tertium luctato-rem, eosque omnes victores et coronatos eodem die Olympiae vidisse. Cum ibi tres adulescentes patrem amplexi essent et coronas suas in caput eius imposuissent, cumque populus gratulabundus flores undique in tam beatum senem iacèret, ibi in stadio, in conspectu populi et inter oscula et manus filiorum, dicunt eum animam efflavisse. 

I filosofi sostengono che gli uomini talvolta per una gioia eccessiva e imprevedibile, possono essere trascinati verso la morte.Infatti narrano che Filippide,poeta di commedie non sconosciuto avendo vinto oltre ogni speranza di gara di poeti e godendo tantissimo, improvvisamente morì tra quella gioia. 
Una storia simile si racconta anche su Diagora di Rodi. 
Infatti si tramandò che costui avesse avuto 3 figli adolescenti,uno pugile,il secondo pancraziaste, il terzo lottatore e che abbia visto quelli tutti vincitori e incoronati nel medesimo giorno ad Olimpia. Lì il padre avendo abbracciato i 3 adolescenti e avendo posto le loro corone sul suo capo, e il popolo per congratularsi spandeva fiori da ogni parte su quel tanto beato vecchio,dicono che lì nello stadio, alla presenza del popolo e tra i baci e le mani dei figli sia morto.

L'ultima Avventura di Ulisse

 

Post Troiae excidium, ex tota Ulixis classe navis una ad Herculis columnas pervenerat, in extremis orbis regionibus: qua in nave erant Ulixes, senex sed adhuc validus, et aliquot aius contubernales, qui omnibus eventibus, laetis et tristibus, in illius viri vita, interfuerant. Cum navis in ignoto litore constitisset, Ulixes haec verba ante comites suos pronuntiavit: << Amici, qui mecum Troiano bello et gravissimis fluctuum periculis superfuistis, cui vitam in otio inerti megere prodest? Eia!, animo este forti et corde intrepido, ut arcana atque occulta cognoscere possimus, quae rerum natura ultra fretum hoc nobis servavit! Di mihi vobisque adsint in tanto incepto! >>. Ulixis incitamento comites non defuerunt verbaque eius animo; ideo illa Ithacensium navis, prima, ignota Atlantici oceani undas operuit. Sed pos non multos dies, vehementissimus aquarum gurges navem absorbuit: nemo superfuit. Nimia audacia infelicibus nautis obfuerant.

 

Dopo l'eccidio di Troia, una sola nave tra tutta la flotta di Ulisse era giunta alle colonne di Ercole, nelle estreme regioni del mondo: in tale nave vi erano Ulisse, vecchio ma ancora valido, e alcuni suoi (cerca contubernales), che aveva partecipato a tutti gli eventi, lieti e tristi, nella vita di quell'uomo. Essendosi fermata la nave nell'ignoto lido, Ulisse pronunciò queste tristi parole davanti ai suoi compagni: Amici, che avete avete partecipato con me alla guerra troiana e ai gravissimi pericoli dei flutti, a cosa vi giova trascorrere la vita nell'ozio? Orsù siate forti e di cuore intrepido, perchè possiamo conoscere le cose arcane e occulte, cosa la natura ci ha riservato oltre questo (fretum)! In simile impresa a me e a voi sono presenti gli dei! I compagni non mancarono all'incitamento di Ulisse e le parole all'animo di quello, così quella nave di Itacesi, per prima, svelò le onde ignote dell'oceano atlantico. Ma dopo non molti giorni, un assai forte (gurges) dell'acqua assorbì la nave: nessuno sopravvisse. Agli infelici navigatori fu dannosa l'eccessiva audacia.

La felicità? è appesa... a un crine di cavallo!

 

dionysium, syracusanorum tyrannum, Damocles omnium hominum beatissimum praedicabat, quem Dionysius, ut doceret quam stultus esset, olim ad cenam invitavit. Damocles igitur, in aureo lectulo accubans exquisitissimis epulis gaudebat: Caecubum gustabat, aurea vasa et argentea pocula, quae mensam ornabant, laetus spectabat, aderant pueri pulcherrimi qui hospiti ministabant eiusque caput rosarum coronis cingebant; quaecumque damocles optaverat, illi celeriter ad eius lectulum apportabant. at subito, dum damocles ad aureum lacunar in tanta vitae beatitudine oculos attolit, peracutum gladium videt cervici suae ex equino crine impendentem. subitus terror hominem invadit, tremunt eius genua, pallor occupat ora: ille, non iam beatus, tyrannum supplex exorat ut se dimittat. quem, dum a triclinio discedit, his verbis dionysius admonet: <<ut gladius ille capiti tuo, ita insidiae multiplices tyranno impendent. nemo esse potest sine intermissione beatus>>.

 

Damocle elogiava Dionisio, tiranno di Siracusa, come il più beato di tutti gli uomini, e Dionisio, per far capire a quello quanto fosse stolto, un giorno lo invitò a cena. Damocle dunque, sdraiato in un letto d'oro si compiaceva per le squistissime pietanze; gustava il Cecubo e osservava estasiato i vasi d'oro e le coppe d'argento, che ornavano la mensa. Erano poi presenti fanciulli bellissimi che servivano l'ospite e cingevano la sua testa con corone di rose. Qualsiasi cosa che Damocle desiderasse, essi gliela portavano al suo triclinio. Ma immediatamente, mentre Damocle si perdeva fra i piaceri rimirando un soffitto d'oro, vide una spada di criniera di cavallo, acutissima, pendere sulla sua testa. Un imminente terrore invase l'uomo, tremano le sue ginocchia, un pallore s'impossessa del viso: egli, non già più felice, Dionisio lo ammonisce con queste parole: <<come la spada che pende sulla tua testa, su quella del tiranno ne pendono molte. Nessuno può essere fortunato, senza nemmeno provare un po' di pena>>.

Mario vincitore dei Cimbri e dei Teutoni

 

Cum Romani cognovissent Cimbros et Teutones ex finibus Germaniae excessisse et in Galliam atque in Italiam descendisse, magno timore perterriti sunt. Recordabantur enim Germanos olim in Galliam migravisse et Gallos gravissimis cladibus adflictavisse. At senatus animo non defecit (si perse) et contra eos Marium consulem, virum fortissimum et rei militaris peritissimum, cum ingentibus copiis misit. Tradunt rerum scriptores barbaros a Mario bis devictos esse, primum apud Aquas Sextias in Provincia Gallica, deinde apud Vercellas in Gallia Citeriore. Cum Marii nuntii Roman nuntiaverunt Romanos in duobus proeliis victores fuisse et barbaros profligatos esse, magna fuit in urbe omnium civium laetitia quia videbant rem publicam salvam esse et ingens periculum depulsum esse. Sperabant enim Germaniae feras gentes, post tot et tantas clades, numquam rursus in Italiam descensuras esse.

Avendo i Romani saputo che i cimbri e i teutoni erano usciti dai confini della Germani e che si erano diretti in Italia, furono presi da grande timore. Si ricordavano infatti che i Germani una vota erano migrati in Gallia e che i Galli erano stati sconfitti con grandi stragi. Ma il senato non si perse di animo e mandò contro quelli il console Mario, uomo fortissimo e assai esperto di arte militare con ingenti truppe. Dicono che gli storici che i barbari siano stati vinti due volte da Mario, la prima presso le acque Sestie nella provincia gallica, la seconda presso Vercelli al di la della Gallia. Quando i nunzi di Mario annunciarono a Roma che i romani erano stati vincitori in due combattimenti e che i barbari erano stati sconfitti, grande fu in città la gioia di tutti i cittadini poichè vedevano che la repubblica era salva e che il grande pericolo era stato scacciato. Speravano infatti che i feroci popoli della germania, dopo tante e tanto grandi stragi, non si sarebbero avvicinati all'italia una seconda volta.

Morte del re Pirro

 

Curius Dentatus et Cornelius Lentulus consules adversus Pyrrhum, Epirotarum regem, feliciter pugnaverant cumque eum profligavissent, castra illius occupaverunt, ubi aliquot militum milia erant. Post hanc victoriam Curius triumphavit et primus Roman quattuor elephantos duxit. Romani beluas tam immanes nondum viderant earumque nomen ignorabant: ideo boves Lucanos appellaverunt. Pyrrhus, bello superatus, Tarento recessit et apud Argos, in Graecia, vitam finivit.

 

I consoli Curio Dentato e Cornelio Lentulo combatterono con buon esito contro Pirro, re dell'Epirotaro, e avendolo sconfitto, accuparano il suo accampamento, dove c'erano alcune migliaia di soldati.Dopo questa vittoria Curio trionfò e per primo condusse a Roma quattro elefanti. I romani non avevano mai visto belve così gigantesche e non conoscevano il loro mome: perciò li chiamarono buoi lucani. Pirro, sconfitto in guerra, ritorno a Taranto e morì presso Argo,in Grecia.

Profilo di un celebre condottiero

 

Hannibal, Hamilcaris filius, Carthaginiensis, antiquorum temporum dux clarissimus fuit. Admodum iuvenis in Hispania cum patre Hamilcare fuit, qui exemplo et praeceptis eum erudivit its (in...) artibus quibus fortes viri sibi bellicamlaudem comparant Post Hamilcaris mortem, Carthaginienses summum imperium Hannibali mandaverunt. Is primum cum Hispaniae gentibus bellavit et easmultis proeliis superavit; deinde, post longam obsidionem, Saguntum urbem,quae cum Romanis foederata erat, vi armorum expugnavit.Magna quidem Hannibalis audacia fuit, qua (con...) ad bellum Romanos ncitavit. Ingentes exercitus in Africa comparavit; ipse cum militibus Alpes superavit: quorum montium transitus maximas ostendit difficultates; quas omnes Hannibal mirabili fortitudine superavit.

 

Annibale, figlio di Amilcare, il cartaginese, fu il più illustre comandante dei tempi antichi. Oltremodo giovane fu in spagna con il padre Amilcare, che lo erudì con esempio e precetti in tutte quelle arti con cui gli uomini forti si procurano lode bellica. Dopo la morte di Amilcare, i cartaginesi affidarono il sommo impero ad Annibale. Quello per primo guerreggiò con i popoli di spagna e li superò in molti scontro, poi, dopo un lungo assedio, espugnò con la forza delle armi la città di sagunto, che era alleata con i romaniGrande fu l'audacia di Annibale che incitò alla guerra i romani. Preparò ingenti eserciti in africa, lui stesso con i soldati superò le alpi: il passo dei quali monti mostrò grandissime difficoltà; Annibale superò tutti in mirabile fortitudine

Ritratto di Ificrate

 

Iphicrates atheniensis non solum magnitudine rerum gestarum sed etiam militari disciplina clarus fuit. Multa bella gessit et ingenii acie principem locum in exercitibus obtinuit. Rem militarem renovavit; arma peditum et loricarum genus mutavit;clipeos ligneos, corio tectos (coperti), militibus dedit et longitudinem hastarum et gladiorum duplicavit. Acies suas contra Thraces duxit copiasque Lacedaemoniorumfugavit. Bonus vir et patiens fuit; vultu sereno apud cives suos semper apparuit; domi militaeque contentiones et odia placavit. Erga omnes fidem servavit et in secundis rebus et in adversis. Iustitiae fundamentum in rei publicae legibus semper posuit, mollitiemet nimiam luxuriam repressit; pietatem erga deos coluit ac fidem usque ad extremum vitae diem servavit.

 

L'Ateniese Ificrate non solo fu reso famoso dalla grandezza delle sue azioni ma anche dalla sua disciplina militare. Condusse molte guere e ottenne per il suo ingegno il posto migliore nelle file dell'esercito. Rinnovò gli affari bellici; cambiò le armi dei fanti e "genus" (sono senza vocabolario) delle corazze; rivestiti in legno gli scudi e le coperte (tetti) di cuoio, li diede ai soldati e raddoppiò la lunghezza di giavellotti e dpade. Condusse le sue truppe contro i traci e fece fuggire quelle degli Spartani. Fu un uomo paziente ed esperto; con volto sereno appariva sempre di fronte ai suoi cittadini; placava contese e rancori in casa e in ambito militare. Si fidava di tutti sia in prosperità che nelle avversità (buona e cattiva sorte). Collocava sempre il principio della giustizia nelle leggi, e reprimeva l'eccessiva lussuria "mollitiemet" (sempre senza vocabolario-.-); coltivava la devozione verso gli dei ed ebbe fede fino al giorno della sua morte. 

Un martire della scienza

 

Marcellus consul,bello punico secundo,syracusas,siciliae urbem splendissimam,quae comcartaginiensibus societatem iunxerat,per multos menses oppugnaverat.diturna fuit obsido,neque urbem marcellus cepit nisi post tres annos.syracusanos vero citius vicisset,nisi unus vir in eorum urbe fuisset: archimedes is fuit,machinarum mirabilis fabricator,quibus omnia militaria romanorum opera impediebat. cum vero romani in urbem vi armisuqe penetravissent,miles quidam in archimedis domum forte irrupit,ignorans quis in ea habitaret.ibi senem invenit,et veste et specie venerabilem,qui tum in pulvere quasdam geometricas formas descridebat,eumque interrogavit quis esset. archimedes,cuius mens in geometricis investigationibus omnio intenta erat,ad vocem oculos suos non convertit,velut si militis verba non audivisset, hoc tantum respondit: recede,ne calculos meos turbes. ira tum miles arsit senemque gladio transfixit.

 

Il console Marcello, nella seconda guerra punica, per molti mesi assediò Siracusa, la più bella città della Sicilia, la cui società era legata con i Cartaginesi. L'assedio fu duraturo, e Marcello non conquistò nessuna città se non dopo tre anni. In realtà avrebbe vinto i Siracusani più in fretta, se non ci fosse stato un unico uomo nella loro città: questo fu Archimede, costruttore di straordinarie macchine, con le quali impediva tutte le imprese militari dei Romani. Però, dopo che i Romani erano penetrati nella città con la forza e le armi, qualche soldato irruppe per caso nella casa di Archimede, ignorando chi vi (=in quella) ci abitasse. Là trovarono un vecchio, venerabile sia per la veste sia per l’aspetto, che in quel momento tracciava delle forme geometriche nella polvere, e gli chiesero chi fosse. Archimede, la cui mente era tutta intenta in indagini geometriche, non rivolse i suoi occhi alla voce, come se non avesse sentito le parole del soldato, a questo rispose solamente: “Allontanati, per non sconvolgere i miei calcoli”. Allora il soldato arse d’ira e trafisse il vecchio con la spada.

Un perfido oste

 

duo viatores, itinere defatigati, in eadem taberna cenare ac postea dormire statuerant. Post cenam cubitum iverunt . Caupo autem, cum animadvertisset alterum eorum multos nummos habere, statuit eum necare. Noctu igitur, postquam sensit ambo artissime dormire, gladium cepit illius qui sine nummis erat et scelus patravit. Alter viator multo ante lucem surrexit, comitem saepe vocavit et, cum nullum responsum accepisset, putavit illum cupere diutius quiescere. Itaque glaudium ceteraque quae secum habebat tollit et proficiscitur . Paulo post caupo clamat in sua taberna hominem necatum esse. Cum quibusdam deversoribus viatorem insequitur et, cum illum comprehendisset, gladium eius e vagina educit et ferrum adhuc cruentum ostendit. Viator, quamvis insons, in urbem deducitur et omnium iudicum sententiis condemnatur.

 

Due viaggiatori, stanchi per il viaggio, decisero di cenare e poi dormire nella medesima osteria. Dopo la cena andarono a dormire. Ma l'oste, dopo che si fu accorto che il secondo dei medesimi aveva molti soldi, decise di ucciderlo. Perciò di notte, dopo che sentì che tutti e due dormivano molto profondamente, prese la spada di quello che non aveva soldi e eseguì il delitto. L'altro viaggiatore si alzò molto prima dell'alba, chiamò spesso il compagno e, dopo che non ebbe ricevuto alcuna risposta, pensò che quello volle dormire più a lungo. Perciò alzò il gladio e il resto che aveva con sè e partì. Poco dopo l'oste strillò che un uomo era stato ucciso nella sua osteria. Con un ospite inseguì il viaggiatore e, dopo che lo ebbe preso, sfoderò la sua spada e mostrò il ferro ancora sporco di sangue. Il viaggiatore, quanto mai innocente, fu accompagnato nella città e fu condannato dalle sentenze di tutti i giudici.

Vita esemplare di un antico ateniese

 

Phocion Atheniensis,etsi saepe exercitibus praefuit summosque magistratus gessit,multo clarior tamen fuit vitae suae integritate quam rerum militarium gloria:harum enim memoria paene nulla est,illius fama intacta manet.Phocion enim perpetuo pauper fuit quamvis ditissimus esse posset:nam Athenienses maximos honores summasque potestas illi tribuerunt,ut totius populi reverentiam erga eum ostenderent.Idem prope ad octogesimus annum pervenerant prospera cum fortuna,sed in magnum odium suorum civium incidit;magistratus in iudicium eum vocaverunt et morte multaverunt.Tum illi obvius fuit Euphiletus,amicissimus eius;iste,lacrimans,his verbis ad Phocionem se convertit:<<Quam indigna,Phocion,ab Atheniensibus toleras!>>;huic ille:<<At non inexspectata>>respondit;eundem enim exitum permulti clari viri Atheniensium iam Habuerunt>>.

 

L'ateniese Focione, benché spesso sia stato a capo degli eserciti e abbia raggiunto le più alte cariche ,fu molto più famoso per l'integrità della (sua) vita piuttosto che per l'imprese militari (lett. per l'impresa nell'arte militare). Infatti fu sempre povero sebbene potesse essere ricchissimo per i frequenti onori conferiti e le più alte cariche che gli venivano affidate dal popolo. Questo, quando il re Filippo gli mandò in dono una grande ricchezza,la respinse completamente. I legati tuttavia lo esortavano affinché accettasse il dono regale e provvedesse, se non per se stesso, almeno per i figli. Allora Focione si dice abbia risposto così: «Se vogliono essere simili al padre, questo stesso poderetto che mi ha condotto a questa dignità, nutrirà anche loro; se invece saranno diversi, non voglio che la loro lussuria venga nutrita ed aumentata a mie spese». Quando venne condotto alla morte, un certo Eufileto che gli era venuto incontro disse: «O Focione, come sopporti un trattamento indegno (lett.cose indegne)». E Focione a questo: «Ma non imprevisto; infatti del resto illustri ateniesi ebbero questa fine».